Bivio Tricarico Calle

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la storia di questo antico borgo agricolo, frazione di Tricarico, si intreccia con quella di Michele Mulieri, l’eroe citato da Rocco Scotellaro, che fondò La Repubblica di Piani Sottani.

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«… Allora cominciai a coltivare una striscia del mio terreno, ai margini della strada. Ci piantai qualche ortaggio e tre file di alberelli e ogni fila l’intestai ad una categoria: i ladri, i barbari, gli infami. Ogni albero rappresentava uno di quelli che mi avevano fatto del male o avevano cercato di contrastare le mie iniziative (…) Al centro del campo piantai un tabellone: CAMPO STORICO DELLA MIA VITA. E a chi mi domandava dicevo che quella era la mia REPUBBLICA ASSOLUTA dove potevo comandare solo io e dove nessuno poteva mettere il piede senza il mio permesso»
«Lo hanno chiamato anarchico, perché non vuole pagare le tasse e non volle iscrivere i figli all’anagrafe: ma che significa “anarchico”? Michele Mulieri è solo un pacifico cittadino che, ad un certo momento, ha abbandonato la corrotta e sorda Roma e si è ritirato in buon ordine sul suo Aventino, al bivio di Grassano! E non ci sono Menenio Agrippa in tutto il mondo, che con parabole o lusinghe, possano persuaderlo a rientrare nella società, e fargli capire che in democrazia c’è posto per tutti. (…) Ma Michele Mulieri alza il suo tricolore, more anglico e come gli uomini-sandwich muove verso la città incontro alle autorità (i “nobili ignoranti”) ed a i carabinieri (“gli uomini di cartone”) ed alla folla (il popolo “scemo e balocco”) a gridare la sua indipendenza e l’onestà del lavoro!»(2).
«La vera storia di Michele Mulieri comincia con l’aperto disfacimento politico nazionale che si sente fino a Grassano, nel 1942. (…). Dal ’42 al ’48 Mulieri è tre volte colpevole di oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale, che è ora il sindaco ora il maresciallo dei Carabinieri»(3).
«Michele “fece” la sua autobiografia (in “Contadini del Sud” di Rocco Scotellaro, ndr) e non risparmiò nessuno. Ministri, istituzioni, enti assistenziali, “re di provincia” (i prefetti), piccoli ras di paese, tutti quelli che resero più amara e complicata la sua “avventura”, che riempirono il suo stomaco di “veleno aggrumato”, che lo costrinsero a scendere in lotta per la pensione e gli altri diritti»(4).
«E così Michele Mulieri, ad un certo momento, si è visto costretto a crearsi una maschera, una protezione, uno Stato nello Stato, ed ha fondato la sua Repubblica da vero avventuriero, in questo Far West dei Piani Sottani; si è sciolto dalla legge e dai traditori del suo ideale: il tricolore.
“Ma vivaddio, in Italia c’è ancora un Michele Mulieri a difendere l’onore del tricolore”»(5).
«Quel tricolore è l’Italia come egli la vede e l’ama, giudicandola, pur nelle sue contraddizioni per l’amarezza e lo sconforto di cui tutta se ne impregna tra i contadini del sud»(6).
«La “Repubblica dei Piani Sottani” -come fu denominata nel fervido decennio dopo la seconda guerra mondiale, quando l’Italia rotta dal conflitto si rattoppava e si ricostruiva– è al chilometro 16-300 della rotabile che conduce dalla statale Basentana a Grassano e Tricarico. Al bivio di Calle si intersecano cinque strade: i Piani sono lì, tra i calanchi argillosi, tipici del Materano: un distributore di benzina, un deposito di carburanti, un bar, una trattoria (“Ristorante dell’Anno Santo”), una tabaccheria, e il posto telefonico pubblico. Nella terra dei cosiddetti “vinti” e della “pazienza contadina” Michele Mulieri è una realtà a parte. (…) Combattente in Africa e operaio a Roma, Michele Mulieri da Grassano, classe 1904, torna a casa quando nasce la Repubblica italiana, malconcio nel fisico avendo subito un grave infortunio sul lavoro che gli causa la perdita dell’uso delle gambe e lo costringe da allora a camminare con le stampelle. Chiede lavoro e gli offrono, a lui che a fatica si regge, un posto di guardia campestre. Rifiuta. Nel frattempo compra quattromila metri di terra di terra incolta per 80mila lire, sotto Grassano, il suo paese. Impianta una rudimentale pompa di benzina e chiede il permesso di aprire una trattoria. Permesso rifiutato e distributore chiuso. Angustiato dagli stenti in cui versa con la sua famiglia, Mulieri perde le staffe. Affronta il maresciallo dei Carabinieri nella piazza di Grassano e gli strappa i gradi, calpestandoli davanti a tutti. Torna al podere e rompe i contatti con l’Italia. Dichiara la zona “Repubblica Indipendente” e affigge questo proclama:
“Neghligenti, depravati e bastardi italiani, io in persona mi nego a tutte le chiamate e mi dichiaro Repubblica assoluto”. Testuale, errori compresi. La secessione con l’Italia e col suo popolo “balocco e scemo ” a questo punto per lui è cosa fatta. Rispedisce al mittente le cartelle delle tasse, non vuole essere considerato insieme alla sua famiglia nel censimento della popolazione, rifiuta di iscrivere l’ultimo nato, Guerriero Romano Antonio, all’anagrafe. (…) Comincia cosi una serie di battaglie che il contadino poco paziente ingaggia col “fiore velenoso” della burocrazia che nega i permessi ad un uomo che non avendo il lavoro se l’inventa; poche pratiche, la cui semplicità viene complicata da questa burocrazia “come un gioco di pazzi”. Del personaggio straordinario e della grande carica dirompente che esprimeva se ne accorse per primo Rocco Scotellaro, che lo immortalò, dedicandogli una cinquantina di pagine nel suo “Contadini del Sud”. A Scotellaro si aggiunse Carlo Levi, l’editore Laterza, Rossi Doria, Pietro Nenni, ed altre personalità del tempo. Soltanto alcuni anni fa le battaglie sono finite, dopo il passaggio ai suoi figli di tutto quanto Mulieri era riuscito a costruirsi. (…) Ai Piani Sottani le tasse ora si pagano regolarmente, e i nipoti del grande vecchio sono iscritti all’anagrafe. Lui, Mulieri, è rimasto un simbolo, magari da dimenticare anche per la sua gente, perfettamente inserita nell’ingranaggio»(7)

(1) Franco Casalino, Michele Mulieri “La vera storia di Michele Mulieri” – Galzerano Editore, Casalvelino Scalo (SA) 1982
(2) Da Opinione Sera, Matera, 21 dicembre 1954, così come riportato in “La vera storia di Michele Mulieri”, op. cit.
(3) Rocco Scotellaro “Contadini del Sud” – Editore Laterza, Bari, 1977, così come riportato in “La vera storia di Michele Mulieri”, op. cit.
(4) Da Paese Sera del 14 gennaio 1956, articolo di Vittorio Fiore, così come riportato in “La vera storia di Michele Mulieri”, op. cit.
(5) Da Opinione Sera, Matera, 21 dicembre 1954, così come riportato in “La vera storia di Michele Mulieri”, op. cit.
(6) Da La Nuova Stampa, Torino, 7 agosto 1954, articolo di Franco Antonicelli, così come riportato in “La vera storia di Michele Mulieri”, op. cit.
(7) Da un articolo del 1989 di Franco Sernia, apparso su “Basilicata Regione Notizie” .

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